lunedì 27 aprile 2015

Tempo fuor di sesto - Philip K. Dick


 
"Tutta la materia, e lo spirito, a ruotare intorno a me"

Ragle Gumm è un uomo che vive in una tranquilla e sorridente cittadina americana.
Ragle non lavora, si guadagna da vivere (e guadagna anche parecchio) grazie ad un gioco a premi messo in palio da un giornale: "Dove apparirà l'omino verde?"
In pratica, grazie a dei calcoli, riesce sempre ad indovinare in quale casella questo "omino verde" apparirà.
Una vita tranquilla, quella di Ragle, in un ambiente sicuro e controllato.
Forse troppo tranquillo, sicuro e controllato.
Infatti, dopo qualche pagina, iniziano ad accadere degli avvenimenti che innestano il seme del dubbio nel cervello di Ragle: il dubbio che il mondo in cui lui vive sia del tutto fittizzio, costruito apposta per lui.
Il dubbio diverrà sempre più grande e, colto ormai da una paranoia pazzesca, progetta un modo per scappare da questo mondo che crede fasullo.
Avrà ragione? Oppure e solo un malato di mente? Ovviamente non ve lo spoilero.

In questo romanzo Dick ci parla di quello che, probabilmente, è stato il disagio mentale più grande dello scrittore californiano: la paranoia.
Dick era pesantemente paranoico, era una di quelle persone convinte di essere controllate dal governo e cose del genere.
Nella vicenda di Ragle Gumm, Dick riversa tutta la sua paranoia, come testimonia molto bene questo passo: "Mi conosce? Rieccola la proiezione di una personalità infantile e paranoica: l'ego infinito. Tutti sanno di me, pensano a me"

Non solo paranoia: il romanzo parla di un altra tematica cara a Dick, e che riscontriamo in pratica in ogni suo romanzo, ovvero la confusione fra realtà e finzione.
Infine un altra tematica che riscontreremo, nella parte finale del romanzo, è la pericolosità che può avere la diffidenza e la paura verso chi ha idee e stili di vita diversi dai propri.

Concludo la recensione facendo notare come, anche in questo caso, Dick abbia ispirato il mondo del cinema.
Il celebre "The Truman Show" con Jim Carrey ha molti punti in comune con questo romanzo.

By Ivan
From Hell

lunedì 13 aprile 2015

Lotteria dello spazio - Philip K. Dick



"Tu avevi paura di morire. Ora non sei più umano... non hai emozioni. È come se tu fossi già morto."

"Lotteria dello spazio" non è uno dei migliori romanzi del leggendario Dick, ma un suo lettore dovrebbe comunque leggerlo per curiosità, visto che si tratta del suo primo romanzo (pubblicato).
E proprio perché si tratta del suo primo romanzo (prima aveva pubblicato solamente racconti), presenta difetti di immaturità: in pratica l'idea è bella, ma poteva essere sviluppata molto meglio.

Dick affronta  una distopia: siamo nel 2202 e per governare il sistema solare è necessario vincere una lotteria.
Il punto è che questa lotteria non è una lotteria come la conosciamo noi, infatti si può dire che sia "truccata" in quanto i risultati sono il frutto di un equazione matematica.
Non solo, il governatore uscente (chiamato Quizmaster) può assoldare un killer per uccidere il nuovo governante e tornare al potere.
La distopia di Dick non finisce qua, in questa società le persone che fanno mestieri manuali sono considerate nullità ed ogni persona ha una particolare classificazione dalla quale dipende la propria dignità ed anche il diritto alla vita (chi non è classificato può essere ucciso, senza che al suo assassino venga inflitta alcuna pena).

Anche se si tratta del suo primo romanzo, sono già presenti molti elementi della narrativa Dickiana: ad esempio i simulacri e le tematiche sociali.
Qua Dick pone l'accento su vari problemi della società, come l'illusione di vivere in un sistema sociale che renda liberi (vedi la truffa della lotteria, che non è per niente casuale).
Altre tematiche riscontrabili sono la divisione fra le classi sociali e la precarietà, che costringe a creare un sistema non per forza giusto.
La tematica più importante, a mio vedere, è però la necessità di dipendere da qualcuno.
Mi spiego meglio: in questa distopia le persone comuni si legano, di loro spontanea volontà, ad altre persone più ricche e potenti.
Ad esempio un personaggio del romanzo dice: "Questa è la cosa più preziosa che abbiamo. La lealtà tra di noi, tra protettori e servi".
Quindi la paura della solitudine, secondo Dick, ci rende assoggettati ad altre persone.

By Ivan
From Hell

sabato 4 aprile 2015

Rabbia. Una biografia orale di Buster Casey - Chuck Palahniuk


"Se abbastanza gente ci crede, una bugia non è più una bugia."
Reputo "Rabbia" il romanzo più sottovalutato di Palahniuk.
Ok, "Rabbia" non sarà Soffocare, tantomeno Fight Club, però è una piccola perla, forse l'ultimo dei romanzi belli di Palahniuk, prima della fase discendente iniziata con Gang Bang (che comunque a me non è dispiaciuto).
Rabbia è l'unica incursione di Chuck nella fantascienza, nella storia sono presenti elementi fantascientifici come viaggi nel tempo, società distopica, software per provare emozioni, etc...
Ma non è tanto l'incursione nella fantascienza a rendere interessante il romanzo, ciò che lo rende degno di essere letto è il modo in cui è narrato.
Il protagonista non appare mai e noi veniamo a conoscenza delle sue gesta tramite i ricordi di amici, nemici, familiari e conoscenti.
Cosa succede narrando in questo modo? Succede che la visione oggettiva delle cose viene completamente annullata, spesso un personaggio dice una cosa e viene poi smentito da un altro.
Rant diviene il tutto ed il contrario di tutto, dipendentemente da chi ne racconta la vita.
Unica cosa certa: questo Rant è una figura mitica, immune ad ogni veleno presente in natura e paziente zero di un nuovo tipo di rabbia.

La trama: Rant è un ragazzo che vive in un piccolo paesino di provincia, la sua principale occupazione è quella di farsi mordere da ragni velenosi e bestie varie, è in questo modo che diventa immune ai veleni e portatore di un nuovo tipo di rabbia.
Dopo uno strano incontro con un vecchio, Rant si trasferisce nella grande città dove diventa un notturno ed inizia a diventare un frequentatore dei Party Crashing: una specie di autoscontro che è, però, giocato su strade e macchine vere.
Piano piano Rant diventerà quella figura mitica di cui parleranno tutte le persone "intervistate" nel romanzo.

La tematica del romanzo è molto chiara, già dalla dedica che precede l'inizio si capisce dove Chuck voglia andare a parare.
Questa dedica dice: "A mio padre, alza gli occhi dal marciapiede, per favore" (per chi non lo sapesse, il padre di Palahniuk fu assassinato).
Il romanzo vuole parlare di come i genitori possano in un certo qual modo continuare a vivere anche dopo morti, grazie alle azioni della loro prole.
A sostegno di questa tesi c'è anche il fatto che....

SPOILER  SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER
SPOILER  SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER
Alla fine scopriamo che Rant e suo padre sono in pratica la stessa persona 
FINE SPOILER.

Insomma, probabilmente è il romanzo più sperimentale di Palahniuk, sicuramente il meno capito.
Io consiglio di dargli una possibilità.

By Ivan
From Hell