venerdì 26 settembre 2014

Il vento dal nulla - J.G. Ballard



"Simile a una giostra cosmica prossima alla fine della sua corsa, il
vento stava lentamente rallentando."


Dire che Ballard sia stato uno scrittore di fantascienza non sarebbe totalmente corretto, Ballard è stato ANCHE uno scrittore di fantascienza.
Ballard non si è mai fermato ad un genere preciso, tant'è che alcuni dei suoi romanzi più famosi come "Crash" e "La mostra delle atrocità" sono lontani da questo genere.
Fatto sta che autore di fantascienza lo è stato, e "Il vento da nulla" è un esempio della sua produzione fantascientifica.
Per essere precisi si ascrive a quel tipo di fantascienza che viene chiamata "fantascienza post-apocalittica", ovvero romanzi incentrati sulla fine della civiltà e sulla successiva resistenza dei sopravvissuti in un mondo devastato.
Ciò che causa la fine della civiltà è un vento, un vento che diventa sempre più forte e che, durante il corso del romanzo, supererà la velocità di 800 Kmh, devastando tutto.
Le storie di vari protagonisti si intrecceranno, mentre uno strambo miliardario si farà costruire una piramide, simbolo della sua resistenza contro la natura.

Ora, voglio essere franco: Ballard ha scritto opere migliori, se non avete mai letto il genio britannico vi consiglierei di partire da "Il Condominio" oppure "La mostra delle atrocità", romanzi più interessanti sia dal punto di vista narrativo, sia per il messaggio che l'autore ci vuole dare.
Però "Il vento dal nulla" andrebbe comunque letto per due motivi: 
1) Se vi piace Ballard perché è il suo primo romanzo e perché è un buon esempio della sua produzione fantascientifica.
2) Se vi piace la fantascienza post-apocalittica perché  questo romanzo è anche il primo di una serie sui disastri naturali (gli altri sono Il mondo sommerso, Terra bruciata e Foresta di cristallo), serie che ha posto le basi per questo genere.

By Ivan
From Hell

sabato 13 settembre 2014

Toc Toc - Fredric Brown. Un post contro un ingiustizia.


"L'ultimo uomo sulla Terra sedeva da solo in una stanza. Qualcuno bussò alla porta"

Questo è un post contro una grossa ingiustizia letteraria.
Ogni volta che parlo di Stephen King con qualcuno tendo a sottolineare uno dei suoi più grossi difetti, ovvero la sua assoluta incapacità di sintesi.
Per tutta risposta, il lettore di King medio mi dice che non è vero, che se vuole King sa avere capacità di sintesi, che semplicemente non vuole e, come esempio, mi riporta un racconto di due righe che King si sarebbe inventato, in seguito ad una sfida lanciata da un giornalista.

Il racconto sarebbe questo:
"L'ultimo uomo sulla terra sedeva da solo in una stanza. Qualcuno bussò alla porta"

Bene, sarebbe un colpo di genio... se togliamo il fatto che QUEL RACCONTO NON E' DI KING.

Si tratta, infatti, di un racconto del 1948 di Fredric Brown (di cui potete vedere la sua foto sopra) dal titolo "Toc, toc" o "Chi è".
Non solo, il racconto non è neanche di due righe.
Le famose due righe sono semplicemente l'incipit di un racconto più lungo, racconto in cui un uomo viene usato da una razza aliena come animale da esibire in un loro zoo.

King, semplicemente, citò questo incipit e da allora i fan di King, che notoriamente non leggono altro che King, gliene hanno dato la paternità.
A questi fan di King consiglierei di leggere qualcosa di Brown, si tratta di una fantascienza imperniata di un forte umorismo, ma anche di patriottismo USA (che può dare fastidio), però considerando che scriveva negli anni 40 glielo si può perdonare.
P.S. fan di King non arrabbiatevi, non è un post contro di voi e neanche contro Stephen, solo contro chi è ignorante.

By Ivan
From Hell

martedì 2 settembre 2014

Arto Paasilinna - Piccoli suicidi tra amici

 
"Si può scherzare con la morte, ma con la vita no. Evviva!"

Una volta ho letto, non ricordo dove, che la Finlandia è il paese nel mondo con la più alta percentuale di suicidi.
Sarà il clima, sarà l'abuso di alcool che, si dice, facciano i finlandesi, non lo so.
Ciò che so è che, ovviamente, questa piaga sociale non può non avere influenzato la letteratura di quel paese, come nel caso del maggiore esponente della narrativa finlandese, Arto Paasilinna.
Paasilinna decide di affrontare questa problematica con una elegante commedia: "Piccoli suicidi tra amici".
Elegante è proprio il termine adatto, sia per il modo in cui è scritta, sia per quell'umorismo che pervade il romanzo, per niente volgare, straordinariamente soft se si pensa alla tematica principale del romanzo.

La storia è molto semplice, un direttore fallito, che risponde al nome di Rellonen, ed il colonnello Kemppainen, si incontrano mentre tentano di suicidarsi, questo incontro rende impossibile il suicidio (una faccenda personale) ed i due passano assieme qualche giorno.
Insieme pensano che ci siano molte altre persone in Finlandia con il loro stesso problema e decidono di contattarli, in tal modo creeranno una comunità di aspiranti suicidi che, a bordo di un pullman di lusso, viaggerà per l'Europa per cercare il luogo migliore dove compiere un grande suicidio di massa.
Il tragitto che i finlandesi compiranno ricalcherà quello che i soldati finlandesi fecero ai tempi della guerra dei trent'anni, quando erano nelle fila dell'esercito svedese, e non è un caso che Paasilinna abbia scelto un colonnello per guidarli.
Alla fine di questo tragitto saranno cambiate molte cose, e ci resterà la sensazione che la morte sarà stata l'unica beffata.

Non solo il suicido, Paasilinna affronta anche altre problematiche che affliggono i finlandesi, come il loro rapporto con l'alcool: molto bello il passo in cui vengono scambiate bottiglie di liquori, facendole galleggiare nel lago Ebbro. Un messaggio, alcoolico, nella bottiglia.
Un altra tematica è l'inquinamento, il finlandese non può più rifugiarsi nei boschi, in quanto contaminati da fabbriche, radioattività e piogge acide.

By Ivan
From Hell