mercoledì 28 maggio 2014

Radio Noir - Ivan Castellucci









Buongiorno a tutti !
A grande richiesta oggi pubblico un mio racconto, un racconto con cui ho partecipato ad un concorso : Il festival del Giallo & Noir di La Spezia.
Il racconto non ha vinto, ma comunque alla giuria è piaciuto e gli hanno riconosciuto un attestato per i caratteri di originalità, qualità ed elaborazione letteraria, attestato che potete vedere qui sopra.
Ecco il racconto, buona lettura.


RADIO NOIR
di Ivan Castellucci

“Buonasera a tutti i nostri ascoltatori, coloro che in questa cupa serata autunnale non sono usciti e sono rimasti in casa, in casa ad ascoltare la loro radio preferita. Parlo di Radio Noir, la web radio alternative più seguita della rete ! Io sono Ian e sono qui per tenervi compagnia in questa cupa serata autunnale. Ehi, l’ho già detto che è una cupa serata autunnale ?”

Ian, il conduttore radiofonico di Radio Noir, dirige il suo sguardo verso il suo Dj.

Quest’ultimo, sul suo PC, preme dei tasti e poi fa un cenno con la testa.

“Bene, vi ricordiamo che la nostra radio ha due canali per rimanere in contatto con voi : uno più moderno, la nostra chat alla quale potete accedere dal nostro sito, ed uno più tradizionale, potete contattarci telefonicamente al numero 018******.

Ed ora, qualche secondo di pubblicità. Poi torneremo a farvi compagnia in questa… indovinate un po’ ? In questa cupa serata autunnale !”

La radio inizia a trasmettere la pubblicità, sono in programma prima quella di uno shampoo, poi quella di una bevanda.

- Cazzo – dice Ian – anche stamani c’era quel tizio, quando sono uscito di casa.

- Chi ? – gli chiede il Dj.

- Te ne ho già parlato, non ricordi ? Sono giorni che un tizio sta appoggiato al muro del palazzo di fronte a casa mia, se ne sta lì a fumare ed a fissarmi.

- E’ uno stalker ?

- Non lo so, però non posso denunciarlo senza nulla di concreto in mano, metti che è solo una mia impressione. Magari è solo una persona che si fa i cazzi suoi… poi la denuncia me la prendo io.

- Ne parliamo dopo – dice il Dj – tra trenta secondi siamo di nuovo in diretta.

Trenta secondi dopo, le trasmissioni ricominciano.

“E rieccoci ! Il primo ascoltatore a mettersi in contatto con noi l’ha fatto tramite chat. Mi dice : Ciao Ian, in questa cupa serata autunnale vorrei ascoltare The Big Exit degli Editors.

E noi ti accontentiamo caro ascoltatore, e si che ti accontentiamo !”

Parte la canzone richiesta dall’ascoltatore.

Una canzone cupa, esattamente come una cupa serata autunnale.

Nel frattempo Ian beve un goccio d’acqua, da una bottiglietta che ha lì vicino.

Questa volta è il Dj che prende la parola :

- Quindi ? Cosa intendi fare ?

- Aspetto, io spero che sia solo una mia paranoia. Se vedo che continua a stare lì tutte le mattine, allora vado da lui e gli chiedo chiarimenti.

- Sei matto ? – dice il Dj – Se è un maniaco pericoloso rischi che ti faccia del male…

- Ma no – risponde Ian – secondo me è un semplice fan della nostra radio che sa chi sono, un fissato innocuo. Però fastidioso !

- Sta per finire la canzone. Trenta secondi da…. ora.

La canzone finisce, Ian riprende a parlare :

“Ottima la scelta del nostro amico, proprio adatta ad una cupa serata autunnale. Ed ora andiamo avanti con una telefonata. Pronto ?”

“Pronto” dice una voce rauca, rantegosa.

“Ciao, come ti chiami ?”

“Chiamami Kurt, d’altronde anche te porti il nome di un cantante morto nello stesso drammatico modo, giusto ?”

“Ok Kurt, cosa ti porta a chiamarci ?”

“Voglia di compagnia, in questa cupa serata autunnale”

“Bravo ! Sei solo quindi…”

“In realtà no, ma è come se lo fossi”

“Cosa intendi ? Una cosa del tipo : solo in mezzo alla folla ?”

“Non proprio, ma mettiamola pure in questa maniera”

“Che canzone vuoi ascoltare Kurt ?”

“Mi piacerebbe molto ascoltare Plainsong dei The Cure. Però non ho chiamato per ascoltare una canzone, ho chiamato per fare due chiacchiere. Io amo parlare, ma le persone non mi ascoltano. Si annoiano quando inizio ad entrare troppo nei particolari”

“Beh, una radio serve anche per parlare. Poi noi siamo liberi da scalette, quindi possiamo parlare un po’. Si, direi proprio di si”

“Bene, è un po’ che seguo la tua web radio… e ti conosco anche, sai ?”

“Cosa intendi ? Non ti capisco, Kurt. Ti dispiacerebbe essere più chiaro ?”

“Ci vediamo tutte le mattine. Io me ne sto sempre appoggiato al muro, a fumare”

“Ah ! Sei tu, dunque.”

Ian scrive, velocemente, una cosa su un foglio che ha lì accanto e poi lo mostra al suo DJ.

C’è scritto di registrare la telefonata.

Il DJ preme un tasto ed alza il pollice.

“Quindi, mi stai dicendo che sei la persona che tutti i giorni mi aspetta di fronte a casa mia, appoggiato al muro mentre fuma, giusto ?”

“Esatto, così ora hai la mia dichiarazione che potrai registrare. Io ammetto di essere il tuo stalker” l’uomo a questo punto ride, poi riprende la parola “posso chiederti una cosa ? Una curiosità.”

“Dimmi pure, a questo punto…”

“Vorrei chiederti perché, come nome d’arte, hai scelto il nome di un persona morta in maniera tanto tragica.”

“Semplicemente perché mi piace la musica che questo musicista ha creato quand'era in vita. Niente di morboso, insomma.”

“Ah ! Io invece, dal tuo punto di vista, sarei un morboso. Io ho interesse nella morte. La maggior parte delle persone ne è spaventata, io invece la vedo come la quiete dopo la tempesta. La tempesta è la vita, naturalmente, con il suo stress, la sua fatica, la sua puzza ed il suo rumore. Inoltre, considero chi raggiunge la morte prematuramente come una sorta di privilegiato. Una persona fortunata, insomma. Vorrei anch’io raggiungerla presto, ma ho trovato un surrogato che mi evita di soffrire nell’attesa.”

“Non mi piace tanto la piega del tuo discorso, ma ora sono curioso. Quale sarebbe questo surrogato ?”

“Oh, è un semplice modo per evocarla. Ammazzo gli altri”

“Ahahahah, ho capito. Un macabro scherzo ! Devo dire che ci sta bene, in una cupa serata autunnale come questa”

“Sapevo che l’avresti preso per uno scherzo, ma non è così.”

“E perché mi staresti dicendo tutto questo ? Vuoi farti arrestare? Oltre alla denuncia che ti beccherai per stalking, ovviamente”

“Hai mai visto il vero capolavoro di Hitchcock ? Non parlo di Psycho, quello è solo il film più famoso. Il vero capolavoro, secondo me, è La Finestra sul Cortile”

“Si, è un classico”

“Noi, ora, siamo nella stessa identica situazione : tu sei Stewart, avrai di sicuro un Dj lì con te che potrà essere la Kelly ed io sarò Raymond Burr, l’attore che interpretava l’assassino. Voi state assistendo ad un omicidio.”

“State ? Cosa ? Continuo a non capire…”

“Non è che non capisci, non vuoi capire. Vediamo di accelerare la tua comprensione : fai un po’ di casino, caro !” qualche secondo di silenzio e poi “Non vuoi ? Vediamo cosa succede se ti taglio questo !”

Si sentono dei rumori, poi le urla di un altro uomo.

Urla strazianti.

Non sono urla finte, Ian non è più convinto che si tratti di uno scherzo.

Non è convinto neanche del contrario, ma inizia a temere il peggio.

Quindi fa segno al suo Dj (a Grace Kelly) di chiamare la polizia.

“Ascolta, ascolta. Ti credo, per dio ! Ti credo ! Non far più urlare quella persona e dimmi perché lo fai”

Tempo, Ian vuole guadagnare tempo.

Il tempo necessario al suo Dj per chiamare la polizia e spiegare tutto, il tempo per far si che la polizia rintracci la telefonata ed irrompa in casa del tizio.

Troppo tempo.

“Te l’ho già detto, è un surrogato”

“Ok… allora parliamone. Facciamo conto che non esista questo cavolo di surrogato, va bene ? Perché senti questo bisogno di morte ?”

“Te l’ho detto, ti ho detto anche questo.”

“Ripetimelo”

“Loro non mi ascoltano, non mi ascoltano mai. Loro vogliono solo parlare e non ascoltare, si annoiano quando inizio ad entrare nei particolari. E poi vogliono che io dica ciò che sta bene a loro, se li contraddico si arrabbiano. La gente è nervosa, la gente è rumorosa, la gente è cattiva ed io mi sono stancato. Io voglio un mondo calmo, in cui io possa esprimermi senza dover per forza lottare per farlo. Una soluzione sarebbe farmi del male, così non avrei più bisogno di evocare la morte. Però io non ho il coraggio di farmi del male, quindi faccio male a loro”

Ian pensa che tutto ciò che ha appena ascoltato sia semplicemente un delirio, il delirio di una persona impazzita perché non riesce a sostenere lo stress di tutti i giorni.

Il delirio di una persona che ha bisogno di essere ascoltata.

Quindi decide di tendere la mano :

“Puoi evitare di fare del male a questa persona ? Solo per questa volta… se lo fai ti prometto che potrai chiamarmi tutti i giorni e potrai parlare con me, io ti ascolterò e non vorrò parlare solo io. E non mi arrabbierò se non mi darai ragione. Sarà proprio come vuoi te, un calmo colloquio fra persone calme. Niente stress, niente aggressività. Allora ? Lo facciamo questo patto ?”

Non si sente più niente.

Ian inizia a sorridere, forse ci è riuscito.

Forse ha salvato una vita, in questa cupa serata autunnale.

Poi, come una sveglia che distrugge il sogno sul più bello, si sente un inquietante rumore.

Si sente una lama che squarcia della carne, si sente il gorgoglio di una persona morente.

E poi si sente nuovamente la voce rantegosa di Kurt, che dice :

“Non ho accettato la tua proposta. Ti ringrazio, ma preferisco così”



Fine
Castellucci Ivan




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