lunedì 25 novembre 2013

Fight Club - Chuck Palahniuk





"Questa è la tua vita e va finendo un minuto alla volta"


Dopo la sesta volta che leggo questo romanzo, ovvero il mio romanzo preferito, mi viene da chiedermi: perché non ne ho mai fatto una recensione?
Probabilmente perché sarebbe una cosa inutile, questo romanzo è diventato talmente importante che su internet si possono trovare milioni di blog che ne hanno fatto recensioni.
Ciò non toglie che sul mio blog DEVE esserci traccia di questa opera.
Questo non vuol dire che sto per farne una recensione, ma sto per illustrarne la mia chiave di lettura.
Questo post è, dunque, rivolto a chi ha letto il libro.
Lo faccio anche perché, a mio parere, questo romanzo è male interpretato dai più.
I lettori esaltati, politicamente esaltati, quando leggono Fight Club pensano: "Anarchia, questo romanzo è un inno all'anarchia. Questo romanzo ci incita a rivoluzionare il mondo in qualcosa di anarchico".

No, assolutamente no.

A mio parere Chuck non ci vuole dire che dobbiamo cambiare il mondo, anche se lui ha una visione della vita certamente anarchica, non lo nego.
Perché dico questo?
Pensateci bene: finché il "Fight Club" si è limitato ad essere "Fight Club" tutto è andato come il protagonista voleva andasse.
I problemi sono iniziati quando il Fight Club è diventato "Progetto Caos", tutto è iniziato a  sfuggire dalle mani di "Tizio".
Questo perché il Fight Club era indirizzato all'individuo, il Progetto Caos, invece, alla società.
Ciò che Palahniuk ci vuole dire è: "Fanculo alla società, che faccia quello che vuole. Noi siamo esseri individuali"
La nostra rivoluzione dev'essere interna, dobbiamo pensare alla nostra individualità non come a qualcosa di negativo, ma alla prima cosa su cui fare riferimento in qualsiasi occasione.
Fight Club parla di rivoluzionare non la società, ma se stessi.
E questo può avvenire solo attraverso la riscoperta della propria individualità.

By Ivan
From Hell

domenica 10 novembre 2013

Lunar Park - Bret Easton Ellis



 "Sei una perfetta caricatura di te stesso"

Devo ammettere che  ho comprato questo libro  solo perché avevo letto che Ellis vi aveva fatto tornare Patrick Bateman, non perché la trama mi convincesse troppo.
In effetti, a giudicare solamente la trama, si può pensare di leggere la solita storia horror, in cui gli orrori creati dalla mente di uno scrittore prendono vita, ed in effetti è così.
Ciò che, però, differenzia l'opera di Ellis dalle altre di questo genere è tutto ciò che sta dietro al susseguirsi delle vicende, il messaggio che lo scrittore vuole comunicarci mentre i protagonisti  fanno andare avanti la storia, fino alla conclusione.
In questo caso particolare, Ellis vuole trasmetterci il dramma del distacco padre/figlio.
Il dramma del padre che vede il figlio andarsene, farsi la propria vita e diventare, magari, una persona migliore del padre stesso.
Ellis vuole trasmetterci l'immobilismo che caratterizza questo padre, l'impossibilità di dire una semplice frase: "Per favore, resta".
Inoltre Ellis vuole trasmetterci anche ciò che, nel momento del distacco, succede dall'altra parte, quella del figlio.
Da questa parte abbiamo non l'impossibilità, ma l'incapacità.
Abbiamo l'incapacità di dire una semplice frase, una frase che potrebbe salvare il padre, ma che non verrà pronunciata : "Sei mio padre e ti voglio bene, anche se non ti sopporto perché vedo in te i miei stessi difetti".
Ellis ci dice tutto questo attraverso una storia di spettri.

Si parte con quella che sembrerebbe una biografia, qui lo scrittore ci racconta della sua vita e dei suoi eccessi.
Ci racconta di come, a cavallo fra gli anni 80 e 90, era una specie di rockstar maledetta.
Ci racconta di come il romanzo a cui deve la sua fama, American Psycho, lo disturbò a tal punto da doversi imbottire di farmaci per dormire.
Ci dice che la persona a cui si ispirò per creare Patrick fu in realtà suo padre (inizia già la tematica principale del romanzo, rapporto padre-figlio).
Poi, da biografia, il romanzo inizia a diventare del tutto una "fiction".
Lo scrittore inizia a lavorare di fantasia e si ritrova sposato con un'attrice e con dei figli (cosa non vera, Ellis è gay).
Vivono in una casa in periferia ed i figli sono un maschio, suo, ed una femmina, non sua.
Il maschio lo chiama quasi sempre Bret, la femmina lo chiama solo papà.
Entrambi sono passivi e vengono imbottiti di psicofarmaci, come vuole "l'illuminante" pediatria statunitense per far fronte a quello che loro chiamano "carenza di attenzione", ma che in realtà dovrebbe chiamarsi "facciamo guadagnare le case farmaceutiche, a scapito dei nostri figli".
Tipica famiglia ricca americana, se non fosse che il nostro caro Ellis inizia a vedere cose che non sono propriamente tipiche.
Abbiamo un crescendo di situazioni orrende e soprannaturali.
Abbiamo un bambolotto che inizia a prendere vita, uno strano essere che esce dai boschi e... ed abbiamo un tizio che inizia a perseguitare Ellis, un tizio che assomiglia vagamente a..........

By Ivan
From Hell